Il Dipartimento di Immigrazione sta usando, e puo’ usare, le informazioni contenute nei social media per supportare le sue decisioni inerenti al rilascio dei visti.

Dettagli come l’orientamento sessuale, il partner, e la religione, se inseriti sul tuo profilo Facebook, possono creare parecchi problemi nell’applicazione di un visto australiano.Qualche mese fa, la Federal Circuit Court of Australia, ha deciso che le informazioni sincronizzate sui social media hanno efficacia probatoria.

Tutto e’ accaduto dopo che un ragazzo proveniente dal Bangladesh, ha applicato il visto ‘’protection’’ poiche’, stando a quanto dichiarato nella sua applicazione, si e’ convertito al cristianesimo poco prima di lasciare la sua nazione, e qualora dovesse tornarci, la sua incolumita’ sarebbe in pericolo.
Durante il procedimento di valutazione della sua applicazione, il Dipartimento ha controllato il suo profilo Facebook, dove dichiarava invece di essere musulmano.
Il visto e’ stato rifiutato, e la valenza probatoria delle informazioni presenti sui profili facebook, e’ diventata legge.

In altri casi, visti partner sono stati rifiutati a causa dell’assenza di post, foto e informazioni, inerenti alla relazione e al partner sui social media, o ancora, coppie omosessuali che non hanno dichiarato il loro orientamento sessuale su Facebook per paura di reazioni omofobiche da parte della societa’.

In conclusione, possiamo consigliare a coloro che volessero applicare un visto in Australia, di sincerarsi che le informazioni inviate al dipartimento siano congrue e coerenti con quelle sincronizzate nei propri social media.

 

 

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